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Ruben Montini

LUPA
con un testo di Andrea Ruggieri


Lo Spazio Espositivo del Caffè Internazionale è lieto di presentare lo special project di Ruben Montini dal 28 maggio al 15 giugno 2016.

Solo il 28 maggio dalle ore 20:00 sarà possibile assistere alla performance LUPA.


Il lavoro di Ruben Montini ha a che fare con il tentativo, portato spesso al parossismo, con la messa in scena di una sfida che coinvolge l’artista in prima persona e gli astanti per empatia. Sia questo il tentativo di affermare politicamente la propria specificità che si fa universale, oppure, più prosaicamente, il tentativo di reggersi in equilibrio sui tacchi a spillo o sui trampoli, o ancora di ricamare. Sardo di nascita, la sua condizione di isolano gli ha sempre imposto la mobilità, formalizzando in tal modo una condizione di estraneità, una necessità di integrazione che è insita nel suo lavoro dei primi anni, accentuata dal bisogno di accettazione della propria identità, che si trasforma in azione politica. Migrazione quindi fisica, ma anche identitaria, tra le pieghe delle definizioni imposte dal sentire comune, tra i generi e le confortanti classificazioni. 
In questo percorso non vengono tralasciati temi come l’amore, la famiglia, il ruolo della donna e della madre, affrontati più volte, in modi diversi. E se in lavori recenti come la performance di Cagliari La vestizione della sposa Montini vuole “calzare” e abitare questo ruolo – reso simbolo –, nella nuova performance LUPA, pensata per il Caffè Internazionale di Palermo, l’artista si spinge ancora oltre. Muovendosi dichiaratamente nell’alveo di un’estetica queer (che qui ci piace intendere come “diagonale”), il tentativo adesso non è più soltanto quello di compiere tale percorso per sovrapposizione di elementi (scenici) che rimandino a un’idea esteticamente ricostruita, ma quello di modificare il proprio corpo, di far suo un atto che è di per sé metaforico, esclusivo appannaggio femminile. Un gesto semplice, dunque, domestico e intimo che assume, però, nuove accezioni nel momento in cui è un uomo a compierlo, anziché una donna. Il percorso migratorio è così reso esplicito con un atto affermativo che non teme smentite, poiché viene offerto all’occhio e alla sensibilità dell’astante senza orpelli retorici e nella flagranza del suo compiersi. Le allusioni a un’iconografia storicizzata sono molteplici e facilmente rintracciabili, il ché contribuisce a rendere “commestibile” l’immagine che l’artista intende ricreare mostrando il proprio corpo senza infingimenti. L’azione di Ruben Montini vuole certamente anche alludere a una sempre meno sovversiva idea di famiglia alternativa (nel senso di meno diffusa), nella quale i ruoli divengono trasversali e la genitorialità è un tema che ha strettamente a che fare con il desiderio e la capacità educativa. 
Andrea Ruggieri

 

 

 

 

Ruben Montini (Italia, 1986) vive e lavora a Berlino.
Nel 2010 consegue il Master in Fine Art (MA) al College Central Saint Martins of Art & Design di Londra, dopo essersi laureato in Arti Visive, indirizzo Pittura, presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia e aver vinto la borsa di studio alla Manchester Metropolitan University. Nella sua ricerca artistica sviluppa un linguaggio al tempo stesso radicale, romantico e nostalgico, rivolto alla storia delle performance, specialmente quelle sviluppate durante il movimento femminista, nell'Europa centrale degli anni '60 e '70. La sua ricerca affronta questioni urgenti relative alle comunità che stanno cambiando la geografia sociale europea, portando avanti un'analisi su ciò che significa per lui oggi essere cittadino contemporaneo, oltre che migrante all'interno dell'Unione e appartenente alla realtà LGBT.
Ha partecipato a diverse esposizioni internazionali, sia in istituzioni pubbliche che private, quali: “Assemblaggi Provvisori”, Associazione Culturale dello Scompiglio, Lucca; “Pomada, Museum for Contemporary Art, Ujazdowski Castle, Varsavia (2015); “Vanità/Vanitas Museo Ettore Fico, Torino (2015); “Cosa Resta di Noi - Requiem (solo), Oratoire du Louvre, Paris (2015); “Turtle Salon in the Forest, Fargfabriken, Stoccolma; “Bienal del Fin del Mundo, Buenos Aires (2014/2015); “ArtStays, Ptuj, Slovenia (2014); “Teoremi, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2014); “Piece, Teatro Studio Krypton, Scandicci, Firenze (2014); “Microutopias of the everyday e “Theatre of Life, Co Ca Znaki Czausu, Torùn, Polonia (2013/2012); “Art International, Istanbul (2013); “Piccolo Festival", Università di Trento (2012); “Luce e Movimento, Signum Foundation per la Biennale di Architettura, Venezia (2010); “Realpresence, Castello di Rivoli, Torino (2008), e MKG, Belgrado (2008). 

 

 

 

 

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